venerdì, 13 novembre 2009
Vi segnalo un libro di prossima uscita, scritto da Aldo Giannuli. Io ne sono molto incuriosito, e lo leggerò con vero interesse!

Fonte: http://www.ponteallegrazie.it/

COME FUNZIONANO I SERVIZI SEGRETI
Dalla tradizione dello spionaggio alle guerre non convenzionali del prossimo futuro

di Aldo Giannuli

Saggistica
Collana: Inchieste
Pagine: 400
Prezzo: € 15.00

Un libro che fornisce un'introduzione completa, appassionante, progressiva e persino, sotto molti aspetti, pratica a tutti gli aspetti della moderna attività d'intelligence. Attingendo a molteplici esempi tratti dalle attività dei servizi italiani, statunitensi, israeliani, inglesi, francesi, tedeschi, cinesi, vaticani ecc., Aldo Giannuli, conduce il lettore in una strabiliante rassegna delle «missioni»: dall'ABC della manipolazione informativa e delle veline ai giornali, passando per l'omicidio e il rapimento, fino ai ben più complessi e inquietanti scenari della lotta al terrorismo, dei progetti eversivi, della guerra finanziaria, psicologica, culturale e delle altre guerre non convenzionali.
Ma Giannuli fa anche di più, ci fa scoprire i tanti modi in cui i servizi già oggi praticano «guerre a bassa intensità »: guerre invisibili e distruttive in cui nessun governo può fare a meno di investire risorse crescenti. Dunque nel cuore di ogni Stato, per democratico che sia, esiste chi non agisce in base alle leggi, ma gode di una licenza al «tutto per tutto», spesso servendo gli interessi di fazioni politiche, grandi imprese, poteri forti. Fatto sta che, come dimostra Giannuli, i servizi «sono ormai un gorgo che risucchia sempre nuovi ambiti: la cultura, la comunicazione, la scienza, l'economia, la finanza, il commercio, l'immigrazione, la dimensione cognitiva». Siamo già al Grande Fratello? Ed esiste un antidoto a questo stato di cose?

Un brano:
Oltre alla abbondante letteratura internazionale, alla memorialistica e alle non infrequenti inchieste giornalistiche, proprio in Italia si è formato un importante accumulo di documenti sia in sede giudiziaria che parlamentare. E forse è proprio l'Italia uno dei Paesi in cui è emersa la documentazione più abbondante sui servizi segreti.
Certo, siamo molto lontani da una situazione ottimale, ma ce n'è a sufficienza per iniziare. La scommessa di questo libro è proprio quella di dimostrare come si possa fondare un'analisi del ruolo politico e sociale dei servizi di informazione e sicurezza, basandosi solo su fonti aperte e disponibili
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giovedì, 12 novembre 2009
Della morte di Stefano Cucchi si è già detto molto. Sinceramente non saprei cos’altro aggiungere, se non che spero che stavolta gli esiti dell’inchiesta siano diversi da quelli consueti.
C’è però un particolare che mi ha colpito, nelle foto pubblicate. Non sto parlando di quelle del corpo martoriato e senza vita di Stefano, ma di quelle segnaletiche scattate all'ufficio matricole del Regina Coeli. Ce n’è una in particolare che ha qualcosa di struggente, quella che ne ritrae il profilo sinistro. Se non ci fossero quei lividi, se non sapessimo trattarsi di una foto segnaletica, se non conoscessimo già il tragico epilogo, Stefano non sembrerebbe in carcere, ma in libertà, affacciato a una finestra da dove guarda il mondo con uno sguardo triste e spaesato.
E’ un’immagine che mi ha dato da pensare. Per qualche meccanismo inconscio che non riesco ad indagare appieno, mi ha fatto venire in mente una definizione che di solito si usa quando si commenta la morte di militari italiani nelle cosiddette “missioni di pace”: “i nostri ragazzi”, si dice in quei casi.
Ho pensato che quella definizione la si potrebbe utilizzare tranquillamente anche per Stefano come per Aldo Bianzino, Federico Aldrovandi, Marcello Lonzi. Anche questi sono “i nostri ragazzi”. Fragili, impauriti. Forse imperfetti, come è normale siano, forse gravati da un fardello di errori. Come tutti, senza che su quei difetti debba speculare un Giovanardi di turno (già in passato distintosi sul caso Aldrovandi) e senza che i loro eventuali errori possano giustificare – in nessuna misura – le atrocità che gli sono state riservate.
Se ascoltiamo le storie di Stefano, Aldo, Federico, Marcello, scopriamo storie normali (solo, troppo brevi…) con la normale dose di tristezze e sorrisi. Come le loro foto passate (recuperate dopo che li abbiamo già visti stesi sull’asfalto o sul lettino di un tavolo autoptico) ci ricordano. Non sono eroi, ma davvero sono “i nostri ragazzi”. A cui un paese stupido e feroce, ormai dimentico di valori quali comprensione o solidarietà e ormai vinto da ossessioni ed “emergenze”, ha mostrato il proprio volto peggiore.

Francesco “baro” Barilli
lunedì, 09 novembre 2009
lunedì, 09 novembre 2009
Eccovi l'articolo a firma di Raffaella Foletti su "Il Giorno" del 7 novembre 2009.
E' una lunga (e molto bella) intervista a Fortunato Zinni.

Causa la mia paurosa abilità informatica, riesco a pubblicare l'intervista solo allegando i pdf delle due pagine. Vabbè, vi tocca solo fare un paio di clic in più...

2009-11-07_IL_GIORNO_12_51Raffaella Foletti intervista Fortunato Zinni per "Il Giorno" di sabato 7 novembre 2009 - prima parte



parte2Raffaella Foletti intervista Fortunato Zinni per "Il Giorno" di sabato 7 novembre 2009 - seconda parte
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giovedì, 05 novembre 2009
Allora: dopo le belle giornate passate a Lucca Comics, sono entrato in un periodo di crisi personale. Un po' di "male di vivere", unito a qualche casino di lavoro e ad altre riflessioni nere con cui non voglio annoiare i lettori (nè, per essere del tutto onesto, interrogarmi fino in fondo).
Tutto questo per dire che di aggiornare il blog non ho molta voglia (nè tempo). Per fortuna mi viene in aiuto l'amico Matteo Fenoglio, che ha aggiornato il suo blog con le 4 pagine che lo scorso 31 ottobre Io Donna ha dedicato al nostro lavoro su Piazza Fontana.
Potete leggere le pagine qui

Che dire: una piccola soddisfazione personale, che spero - unita ad altro - mi aiuti ad allontanare i corvi neri dei cattivi pensieri.
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martedì, 20 ottobre 2009
Alcuni giorni fa mi sono imbattuto in una trasmissione radiofonica sulla bocciatura della legge contro l’omofobia. Intervenivano persone comuni, e per questo l’ho seguita incuriosito, cercando di cogliere in quei pareri il “comune sentire”, ritenendolo più interessante delle dichiarazioni dei parlamentari che avevo ascoltato precedentemente. Stranamente, tutti o quasi i pareri erano non solo concordi con la bocciatura della legge, ma condividevano pure lo stesso tono e le stesse motivazioni di fondo. Non parevano, cioè, viziati da pregiudizi verso la comunità lgbt (almeno, non a livello conscio) ma concordavano nel ritenere sbagliato tutelare una minoranza (nella fattispecie, quella lesbica/omosessuale/transgender) più di altre. Tutti quei pareri li si potrebbe sintetizzare in uno, che suona più o meno così: “certo, è giusto e sacrosanto punire con fermezza gli episodi di violenza recentemente verificatisi ai danni degli omosessuali, ma senza per questo individuare per questi fatti aggravanti specifiche. Quei crimini vanno trattati come fossero ‘normali’ aggressioni, perché altrimenti si creerebbero disparità verso altre categorie di persone”.
Mi sembra uno di quei casi in cui l’opinione pubblica è stata sapientemente indirizzata verso un atteggiamento di rozzo buon senso che, anche quando in buona fede, nella migliore delle ipotesi è miope e incapace di vedere la complessità del problema.
Qualche esempio, banale ma utile proprio per l’elementare semplicità. Se una sinagoga viene incendiata da un gruppo di nazisti, è difficile vedere nel gesto un “semplice” – per quanto grave – danneggiamento senza parlare anche di antisemitismo. Se un gruppo di criminali aggredisce un individuo di origine africana per il colore della pelle, sarebbe demenziale parlare di “semplici” lesioni senza parlare di razzismo.
Altro esempio, persino più banale. Se il signor Mario Rossi, individuo di natura rissosa e manesca, viene coinvolto in un incidente stradale col signor Renato Bianchi (omosessuale) e, non sapendosi controllare, appena sceso dall’auto colpisce con un pugno l’altro conducente, l’aggressione va sanzionata in via “normale”. Magari ricorrendo alla sola aggravante dei “futili motivi”, supponendo che il gesto abbia la sua origine nella brutalità e inciviltà dell’altro automobilista, dovendo immaginare che l’inclinazione sessuale del Bianchi nulla c’entri con l’incapacità di Rossi nel controllare la propria rabbia. Ma se l’aggressione fosse maturata in un altro contesto, e appurassimo che il sig. Rossi si è avventato contro “l’avversario” solo perché ritiene insopportabile la sua omosessualità, mi sembrerebbe assurdo non parlare di omofobia.

Credo che a chi sostiene l’incostituzionalità delle norme contro l’omofobia sfugga una cosa molto importante. La Legge – in generale, intendo – non ha il solo scopo di individuare casistiche da perseguire penalmente, bilanciando colpe e punizioni secondo criteri di gravità e conseguente progressività delle pene. Ha pure un altro compito, socialmente persino più importante: dare segnali, dimostrarsi in grado di capire la mutevolezza dei contesti e l’oscillante gravità dei comportamenti secondo la loro diffusione.
Personalmente, aspiro a un mondo in cui non sarà più necessario parlare di aggravanti per razzismo o antisemitismo, perché mi auguro una società in cui tali atteggiamenti siano totalmente sradicati. Ma fino a quel giorno sarà necessario appurare se un’eventuale aggressione a un africano sia dovuta anche (o, peggio, solo) al colore della pelle della vittima, e fino a quel giorno sarebbe folle eliminare dal nostro ordinamento le aggravanti per motivi razziali. Analogamente, mi auguro che un giorno una legge sull’omofobia sia totalmente inutile, perché tutte le inclinazioni sessuali avranno libera cittadinanza, e vedere due uomini o due donne camminare mano nella mano sarà “normale” proprio come vedere una coppia formata da individui di sesso diverso. Ma fino a quel giorno è dovere di ogni cittadino (indipendentemente da quale che sia il suo personale giudizio morale sulle sessualità diverse da quella etero) riconoscere che in Italia l’omofobia esiste, eccome se esiste… Ed esiste non solo alla luce delle aggressioni recentemente denunciate, ma nello stesso momento in cui capiamo che camminare mano nella mano, per Mario e Luca, è molto più pericoloso di quanto non lo sia per Fabrizio e Sabrina. E questo, in un periodo in cui si (stra)parla di sicurezza dovrebbe far riflettere anche quelli che (per pregiudizi, chiusura mentale, dogmi morali e religiosi, o qualsiasi altro motivo) faticano ad accettare l’omosessualità come una normale e possibile inclinazione della specie umana.

Francesco “baro” Barilli
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categoria:articoli-interventi
sabato, 17 ottobre 2009
Un visitatore di questo blog mi fa presente (nei commenti a due articoli: "Piazza Fontana: la copertina" e "E ora?...") che io non ho pubblicato il libro "Fausto e Iaio trent'anni dopo" (Ed. Costa e Nolan).

Il visitatore fa questa precisazione (correttissima, lo dico da subito) perché su alcuni siti (qui, ad esempio, ma anche altrove), compaiono queste parole: ...giornalista. Ha pubblicato "La piuma e la montagna" (Manifesto libri), "Fausto e Iaio. Trent'anni dopo" (Costa e Nolan).

Ora: quella scritta E' ESTREMAMENTE IMPRECISA. Lo è, credo, per semplice eccesso di sintesi e in buona fede, ma ciò non toglie che sento il dovere di correggerla, anche se, preciso, nulla c’entro con la diffusione di tali imprecisioni.

Andiamo con ordine.

- Che non sono un giornalista mi sono quasi stufato di dirlo, tanto che ormai l'ho scritto nel profilo (vedere qui a lato). Lo ripeto: si tratta di una definizione che mi onora, e probabilmente chi mi attribuisce l'etichetta "giornalista" è  portato a definirmi così in base a quanto ha letto di mio. In ogni caso, correttezza impone di ricordare che giornalista NON LO SONO.

- Sempre sul mio profilo sono scritte le informazioni giuste sia per quanto concerne "Fausto e Iaio trent'anni dopo" sia per quanto concerne "La piuma e la montagna":
Nel primo caso (Fausto e Iaio), ho solo collaborato al volume. Ho scritto due pezzi e ho cercato contatti con altri familiari che gravitano attorno a reti-invisibili, chiedendo loro di scrivere un loro ricordo. Mi sono mantenuto in contatto costante con Maria (la sorella di Iaio) curando questa sezione del libro (ossia quella, come accennavo prima, che contiene le testimonianze di Manlio Milani, Haidi Giuliani Patrizia Moretti, e molti altri). Il libro è di Autori Vari e sono fiero di avervi contribuito, ma il merito della "regia" del libro è del mio amico Daniele Biachessi.
Nel secondo caso (La piuma e la montagna) è corretto dire “ha pubblicato ecc…”, ma va sottolineato che il libro è stato scritto a quattro mani con Sergio Sinigaglia (personalmente l’ho SEMPRE ricordato).

A dimostrazione della mia buona fede (ossia: del fatto che con la diffusione delle notizie errate non c’entro nulla) riporto di seguito il profilo dell’autore che apparirà sulle pagine di Piazza Fontana, in libreria nei prossimi giorni:

Nato a Selvazzano Dentro (PD) nel 1965, è un mediattivista. Coordina il sito reti-invisibili.net. Per BeccoGiallo ha curato gli apparati redazionali di Ilaria Alpi, il prezzo della verità (2007), Dossier Genova G8 (2008), Il delitto Pasolini (2008), Peppino Impastato, un giullare contro la mafia (2009). Un suo racconto è presente in La Rossa Primavera (2007, allegato a Liberazione e l’Unità, ristampato nel 2008 per le Edizioni Clandestine). Ha contribuito al libro Fausto e Iaio. Trent’anni dopo (Costa & Nolan, 2008). Ha curato con Sergio Sinigaglia La piuma e la montagna (Manifestolibri, 2008). Con Checchino Antonini e Dario Rossi è autore di Scuola Diaz: vergogna di Stato (Edizioni Alegre, 2009).

Come vedete, in questo caso la nota biografica (che qui nel libro ho compilato io personalmente) è corretta.

Per chiudere la “polemica” (oddio, forse non è neppure il caso di parlare di polemica… semplicemente ora non mi viene un termine più adatto…):
1- Il visitatore di questo blog ha perfettamente ragione nella segnalazione: gliene do atto e pubblico questo mio intervento proprio come rettifica.
2- Non c’entro nulla con la diffusione dell’imprecisione che lui ha segnalato.
3- Ripeto di ritenere che la notizia errata sia frutto di eccessiva sintesi ed imprecisione, non certo di malafede. Anche le mie passate collaborazioni con Beccogiallo sono menzionate incomplete, per esempio. Credo si tratti proprio di una sintesi frettolosa su cui non vanno cercate strane dietrologie: a correggere penso basti questa mia lunga precisazione

Francesco “baro” Barilli
 
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venerdì, 09 ottobre 2009
ecco la copertina di Matteo Fenoglio:

giovedì, 08 ottobre 2009

Il quadro politico che si apre dopo la bocciatura del Lodo Alfano è complesso, scivoloso, incerto.
Col Pd ridotto com’è, e per di più alle prese con un congresso lacerante, forse il coup de theatre “elezioni ora” converrebbe proprio a Berlusconi. Con un Fini in mezzo al guado del suo percorso (secondo me non ha ancora capito dove deve andare e con che mezzo, ma vabbè…) Berlusconi vincerebbe per mancanza di alternative (interne) e avversari (esterni). Presumibilmente il trend elettorale sarebbe quello visto alle ultime europee: PDL in flessione ma sempre primo partito; avanzata di Lega, UDC e IdV; flessione del PD; possibile ripresa della sinistra radicale (la quale, giocandosi al meglio le proprie carte, potrebbe passare lo sbarramento). Ma in ogni caso, a livello di grandi numeri, il quadro parlamentare resterebbe quello attuale.
Checchè se ne dica (a sinistra) Berlusconi è maggioranza nel Paese. Checchè se ne dica (a destra) la sua maggioranza è tutto fuorchè plebiscitaria. Sarebbe contrario all’obiettività negare la maggioranza di Berlusconi, ma è altrettanto sbagliato venderla come plebiscitaria, non lo è e non lo è mai stata: ha rischiato e rischia di esserlo per mancanza di avversari; difficilmente lo diventerà per raggiunti limiti anagrafici (e ricordo che sul mito del centrodestra “invincibile macchina elettorale” era intervenuto Aldo Giannuli in un suo articolo, da me già menzionato in passato). Il mito del “consenso al 70 per cento” è più una boutade di marketing elettorale che altro. Se si volesse analizzare l'andamento del voto degli ultimi anni in modo grossolano, gli spostamenti di consenso ci sono stati, certo, ma sostanzialmente “interni” a due macroschieramenti. Il punto è che a destra c’è una possibile maggioranza, che trova concretezza attorno a un progetto politico e a un leader (piacciano o meno quel progetto e quel leader è altra faccenda), a sinistra al momento non esiste nulla di tutto questo.
Ma se Sparta piange Atene non ride (o almeno non ha ragione di ridere a lungo). Il blocco di destra per anni ha affermato – non senza ragioni – che solo l’antiberlusconismo faceva da collante della parte opposta. Non capendo che, specularmente, anche la destra (meglio: questa incarnazione della destra) è destinata a sfarinarsi al tramonto di Berlusconi. Proprio la polarizzazione della politica attorno al suo nome (pro o contro) ha trasformato il centrodestra in un colosso dai piedi d’argilla. Finito (politicamente, s’intende) il Cavaliere di Arcore, il centrodestra potrà essere ancora maggioranza nel paese, ma dovrà reinventarsi.

Ma veniamo ora a quel che dicono alcuni sostenitori del centro destra: un nuovo voto (politiche anticipate o trasformazione delle prossime regionali in una sorta di referendum sul Premier) darebbe nuova linfa a Berlusconi?
Il discorso (che ho sintetizzato brutalmente) dimostra come nel paese sia ormai passata una visione enfatizzata del voto popolare. Il voto, intendiamoci, è il momento più alto della vita democratica, ma non ha un significato salvifico da “tana liberi tutti”. Se, ripeto, è il momento più alto della democrazia, la democrazia comunque non si esaurisce nelle urne.
Una vecchia pubblicità recitava “il potere non è nulla senza controllo”: va bene, lo recitava in un altro campo e con altre intenzioni, ma la frase la si può adattare anche in politica. L’indifferenza (anzi, il fastidio) che Berlusconi dimostra per i contrappesi istituzionali, per la “pastoia burocratica” che gli impedirebbe di governare come vorrebbe ha portato a questo: è paradigmatica della sua concezione della “cosa pubblica” più di qualsiasi suo provvedimento, più delle tanto criticate (giustamente, ma ora sto parlando d’altro) “leggi ad personam” o di altre norme dall'odioso sapore autoritario.

Se fossi un elettore di destra sarei molto, molto preoccupato del trend attuale. Perché il gioco a cui sta giocando Berlusconi rischia di azzoppare anche la sua parte politica. Un ventennio lo si può anche costruire. Persino “democraticamente” (se con questo termine si intende solo un’arida legittimazione da parte del consenso popolare), ma alla fine riesce a creare solo le condizioni per la sua irripetibilità, almeno nell’immediato. E il fascismo, accanto a conseguenze molto più gravi e giustamente più ricordate, diede un duro colpo anche alla destra liberale, in Italia.

Francesco “baro” Barilli
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categoria:articoli-interventi
lunedì, 28 settembre 2009
Come promesso, di seguito eccovi l'anticipazione di alcune tavole di "Piazza Fontana"
Come dicevo, disegni di Matteo Fenoglio e testi miei.
I brani di poesia sono tratti da Patmos, di Pier Paolo Pasolini.
Le tavole sono le nn 11, 13, 14 del capitolo 1